Quinta esercitazione

6 Novembre, 2007 di crazyskill

Per questa quinta esercitazione abbiamo analizzato due autovetture : Smart ForFour come caso di insuccesso e Toyota Yaris come caso di successo.

Caso Smart ForFour:

smart ForFour

Nel 2004 l’ex gruppo Daimler-Chrysler decide di allargare la gamma Smart presentando un nuovo veicolo oltre alle già presenti Smart ForTwo e Smart Roadster. La nuova vettura è a Smart ForFour, una compatta berlina 4 conla quale Smart vuole entrare in un segmento del mercato dominato da Fiat, Renault, Citroën con l’idea di riuscire anche a contrapporsi alla popolare Mini per risollevare le sorti del gruppo che, a causa delle scarse vendite della precedente versione, la Roadster, sta subendo gravi perdite.

In realtà la vita di ForFour sarà molto breve, l’auto esce di produzione nel 2006, qualche mese dopo la Roadster, in anticipo di molti anni rispetto alle previsioni e agli accordi con la consociata Mitsubishi. L’insuccesso causa perdite enormi al gruppo, si parla di 3,9 miliardi di euro in 4 anni. Quali sono stati i motivi tanto insuccesso?

La risposta arriva dopo aver analizzato i prezzi di vendita della vettura in rapporto ai 30 diversi allestimenti . Il modello base 1100cc due porte costa circa 11.000€, lo stesso prezzo di Clio 1.2, più grande, veloce e potente.Il prezzo della versione full optional, 1500cc, è di circa 17.800€ , quasi 5000€ in più rispetto alla stessa versione di Renault Clio 1.5. In breve, troppo costosa per una utilitaria, troppo poco per potersi posizionare in un segmento più elevato se pensiamo che la Mini versione base costa 17.700€ cioè esattamente come la ForFour versione top, ma la qualità e le prestazioni di Mini sono decisamente più elevate.

Caso Toyota Yaris:

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Nel 1999 Toyota decise di lanciare un nuovo modello nel settore delle utilitarie, dove la competizione è alle stelle e creare un’automobile di discreto successo è difficile. Ancora più difficile è riuscire al primo colpo ad ottenere risultati notevoli e diventare riferimento per l’intera categoria.

Questa impresa è stata portata a termine da Toyota con il lancio della Yaris.

Il successo è stato veloce in tutta europa, in particolare in Italia, tanto che è stata il suo primo mercato europeo: i concessionari della penisola hanno venduto un terzo del milione e duecentomila esemplari prodotti.

Ma cosa ha determinato questo forte successo che ha conquistato l’europa?

Principalmente il prezzo di vendita e i risparmi indiretti al consumatore. La Yaris presentava un rapporto qualità/prezzo estremamente conveniente: la qualità era al pari alle altre utilitarie del segmento, ma il prezzo era sensibilmente inferiore, e inoltre i ridotti consumi portavano risparmio sia sul breve che, sopratutto, sul lungo periodo. Aggiungiamo le ridotte cilindrate con cui si presentavano le versioni di yaris e otteniamo un ulteriore risparmio su assicurazioni e bolli. Una miscela estremamente potente per il consumatore accorto.

Con il nuovo modello uscito nel 2006 il successo non si è fermato, Yaris come al solito viene posizionata in modo molto aggressivo ed intelligente: due soli allestimenti, tre motorizzazioni e praticamente tutto di serie, questo si traduce in semplicità in fase di acquisto. In sintesi il rapporto qualità/prezzo si è mantenuto elevato, con prezzi lievemente inferiori alla concorrenza, mantenendo così la formula fondamentale che ha reso grande il piccolo genio nato nel 1999.

In pdf: crazyskill_quinta-esercitazione.pdf

Quarta Esercitazione

28 Ottobre, 2007 di crazyskill

La sinergia del gioco di squadra

“Una delle cose che impari quando lavori nell’innovazione è che devi guardarti attorno con curiosità ed apertura mentale: il prossimo salto competitivo può venire da settori tecnologici ed industriali molto lontani dal tuo. Devi essere reattivo”

(ing. Mighellone, direttore del Centro Ricerche Fiat)

 

Se pensiamo che il 95% delle imprese italiane ha meno di 10 addetti, non possiamo non occuparci del ruolo che rivestono le piccole medie imprese (pmi) nel nostro sistema economico, grazie alle quali il bel paese è in grado oggi, in certe micronicchie, di condizionare il mercato internazionale. Risultato possibile grazie alla condivisione di fitti rapporti che si instaurano nei cosiddetti distretti industriali, interdipendenze di varia natura che spaziano dalla fornitura dei materiali alla distribuzione, dalla ricerca all’innovazione. Caratteristiche del distretto sono la divisione del lavoro all’interno del ciclo produttivo, che rende i costi produttivi sempre più prossimi alle economie di scala delle imprese più grandi, e l’open innovation, che permette alle imprese di creare un circuito virtuoso di acquisizione della conoscenza e innovazione, che le rende dinamiche e sempre aggiornate.

Il distretto delle sedie di Manzano (ud) è un soggetto esemplificativo per capire questo intricato meccanismo: in circa 250 km quadrati lavorano nel settore sediario circa 950 aziende, di cui 630 artigiane, con circa 9500 adetti. Questo distretto intrattiene rapporti non solo all’interno delle sue numerose imprese, ma anche con altri distretti e con l’estero, con enti privati (Centro Ricerche Fiat e la Banca di Manzano e di Cividale), con le università (ha organizzato il corso di Alta Formazione “Master della Sedia” al Politecnico di Milano), partecipando attivamente a fiere e mostre internazionali del settore (Promosedia e Caiazza). L’impresa Catas è il centro di sviluppo e laboratorio (r&s) di prove del settore legno-arredo che collabora con il distretto di Manzano e con quello della Brianza, organizzatrice annuale dell’omonimo premio per la sedia più innovativa quanto a design, materiale e performance. E’ proprio quest’ultima che abbiamo trovato come simbolo di open innovation, capace di raccogliere, sviluppare e nuovamente diffondere le migliori innovazioni tecnologiche, intellettuali e creative, frutto di quel pulviscolo di imprese che altrimenti non saprebbero affrontare la sfida che il mercato delle grandi imprese e multinazionali continuamente lanciano.